-

ANPI
Cividale del Friuli

Porzus: un libro frutto di
una ricerca trentennale

Cividale del Friuli, 12 gennaio 2025

-
-

-
-Nelle righe seguenti riportiamo i passaggi più
-significativi dell'incontro pubblico dedicato al
-nuovo libro scritto Alessandra Kersevan in merito
-ai tragici fatti di Porzus (Alessandra Kersevan -
-Porzus - ed. KappaVu.
-L'incontro ha visto dialogare l'autrice con Enrico
-Petris, docente di Storia e Filosofia al Liceo
-Marinelli di Udine.

Enrico Petris: cosa sappiamo delle vicende del confine orientale italiano e come è cambiato nel tempo l'approccio alle vicende drammatiche che hanno interessato quest'area?
Alessandra Kersevan:
in molte occasioni, anche fuori regione, ho constatato che non sempre si hanno le idee chiare e le conoscenze minime sulle vicende che hanno interessato nel corso del XX secolo il nostro territorio a cavallo del Confine Orientale.
Una linea di confine che è stata modificata più volte dal 1866 al 1945 spostandosi verso e poi verso ovest, includendo ed escludendo territori e popolazioni. Dopo la I Guerra Mondiale l'Italia occupa territori abitati prevalentemente da sloveni e, in parte minore, da croati applicando durante il fascismo politiche repressive e di snazionalizzazione sempre più restrittive e repressive nei confronti delle popolazioni slave. Con l'ingresso nel regno di Jugoslavia nell'aprile 1941, viene occupata una vasta area del territorio sloveno fino a a Lubiana creando la Provincia di Lubiana che, sarà annessa all'Italia dal maggio 1941 al settembre 1943.
Anche Cividale ha ricoperto un ruolo in molte delle vicende relative a quel periodo e nell'area del Bosco Romagno sono accaduti fatti connessi alla vicenda di Porzus. Da qui sono infatti partiti i gappisti diretti a Porzus e diversi partigiani osovani sono stati fucilati nell'area di Bosco Romagno e nelle aree limitrofe.
Vorrei sottolineare che la vicenda di Porzus, come quella delle foibe, è stata usata a fini propagandistici in funzione anti jugoslava in un territorio in cui il confine che non era solo politico e amministrativo, ma anche ideologico.

E.P.: entriamo nel merito della vicenda di Porzus ...
A.K.:
Porzus si trovava nella zona di contatto fra il territorio friulano e quello popolato da sloveni. Questa vicenda passa con il nome di Porzus, ma anche qui ci troviamo di fronte a una mistificazione perché la vicenda non avviene a Porzus, ma a Topli Uork (Faedis) un nome di origine slovena che che ci ricorda come in quell'area fosse presente una popolazione che parlava un dialetto sloveno..

E.P.: le origini di questa vicenda vanno ricercate nel novembre del 1944, nel settembre del 1943 (Armistizio dell'Italia con gli Alleati) o nell'aprile del 1941 (Invasione del Regno di Jugoslavia) o ancora prima?
A.K.:
Nel mio lavoro analizzo la vicenda di Porzus partendo dalla fine della I Guerra Mondiale analizzando anche i comportamenti del fascismo contro gli sloveni e i croati e l'atteggiamento degli sloveni e croati contro il fascismo.
Fino al 1941 gli eventi bellici si sono svolti fuori dall'Italia e la gente si preoccupava principalmente dei familiari o conoscenti che combattevano sui vari fronti (Francia, Grecia, Albania). Solo più avanti la guerra diviene un fatto che coinvolge direttamente il nostro paese e nel 1941 la guerra comincia a farsi sentire qui sul nostro territorio e nei territori limitrofi
La guerra di liberazione comincia nel territorio occupato di Lubiana e poi progressivamente si espande verso ovest con il coinvolgimento di uomini che si danno alla guerra partigiana anche nel territori limitrofi (Valle dell'Isonzo, il Litorale, ...). Tutti gli antifascisti vedono nella lotta di liberazione una speranza contro l'oppressione fascista e appoggiano i partigiani jugoslavi mostrando una solidarietà verso di loro che prosegue anche dopo l'8 settembre 1943.
Nell'estate del 1944, in funzione anti garibaldina, viene creata l'Osoppo, come confermerà lo stesso arcivescovo di Udine Giuseppe Nogara durante una udienza del processo per i fatti di Porzus in corso a Lucca.
Nell'estate del 1944, molti giovani salgono in montagna e si aggregano alle formazioni partigiane per sfuggire al lavoro forzato e agli arruolamenti delle forze nazifasciste. In questa fase i garibaldini e gli osovani collaborano attivamente contro le forze nazifasciste arrivando a creare le zone libere della Carnia e del Friuli Orientale, ma nel novembre del 1944, con il Proclama del Gen. Alexander che invita a sospendere le azioni contro i nazifascisti nel periodo invernale, emergono i primi contrasti.
I garibaldini vogliono continuare la loro azione anche se sono consapevoli che non potranno contare su un supporto adeguato da parte degli alleati per la fornitura di armi, cibo e vestiario. Gli osovani decidono di sospendere le loro attività e far rientrare i loro uomini in pianura alle loro case.
L'Osoppo ebbe fin da subito un atteggiamento negativo contro la resistenza slovena, mentre i garibaldini capiscono che per continuare a combattere bisogna accettare la dipendenza operativa del comando sloveno.
Così comincia anche una campagna di diffamazioni reciproche: i garibaldini sono considerati alla stregua di traditori, dall'altra parte gli osovani sono descritti come attendisti. In questo clima di tensione entrano in gioco i comandi fascisti e tedeschi che alimentano le divergenze con provocazioni continue finalizzate ad accentuare l'isolamento dei partigiani di sinistra dalla popolazione.
A peggiorare la situazione è il fatto che, nell'ottobre del 1944, gli osovani comincino a trattare con i tedeschi e repubblichini per creare un fronte antislavo. Questi accordi sono l'origine immediata del precipitare della situazione.
Molti documenti britannici rivelano numerosi contatti fra osovani e forze nazifasciste, così come analoghe segnalazioni si possono trovare nel documenti processuali relativi ai fatti di Porzus Mettere in ordine tutti questi tasselli per capire il contesto in cui sono avvenuti i fatti di Topli Uork è come ricostruire un puzzle partendo da un numero elevato di tessere.
Bisogna poi considerare che anche la Regia Marina e il suo servizio segreto (SIS), hanno ricoperto un ruolo importante nelle vicende del Confine orientale di quel periodo. L'Esercito e la Marina erano preoccupate per le sorti del nostro territorio perché la conquista della Venezia Giulia aveva comportato durante la I Guerra Mondiale la morte di centinaia di migliaia di soldati italiani. Attorno alla conquista di queste terre (terre irredente) si era sviluppata una mitologia nazionalista che riteneva queste terre italianissime e non considerava la presenza di altre lingue e culture. Ma si temeva anche che la Resistenza jugoslava guidata dal Tito, sempre più importante ed efficace nelle sue azioni, potesse occupare territori della parte orientale del nostro paese.

E.P.: come si sono svolti i processi di Porzus e puoi tracciare un profilo di Gelindo Citossi e Giovanni Battista Carron?
A.K.:
Ie vicende di Porzus sono state al centro di 3 processi. Il primo a Brescia (gennaio 1950) durato solo 10 giorni che viene successivamente ripreso nel settembre del 1951 a Lucca (processo di I grado). Un processo che si è svolto lontano dal nostro territorio adottando il criterio della legittima suspicione (trasferimento di un processo in altro luogo e a un altro giudice, quando si teme che gravi e oggettive situazioni locali possano mettere in pericolo l'imparzialità del giudice o la libera determinazione dei testimoni)
Questo allontanamento però è causa di seri problemi per i testimoni della difesa. Molti erano disoccupati o in difficoltà economiche e non avevano, nonostante i soldi raccolti in alcune sottoscrizioni, la disponibilità finanziaria per pagarsi il viaggio e il soggiorno a Lucca. La presenza dei testimoni dell'accusa fu resa più agevole grazie ai finanziamenti dell'Ufficio Zone di Confine (FVG e Trentino Alto Adige), guidato allora da Giulio Andreotti.
Al processo di Lucca parteciparono più di 300 testimoni molti dei quali sentiti in più occasioni sia singolarmente che nel corso di confronti. Furono sentiti personalità politiche come Luigi Longo e Fermo Solari, il collaborazionista Junio Valerio Borghese, Candido Grassi della Osoppo (due anni prima aveva testimoniato al processo Borghese) e anche partigiani come il cividalese Vittorio Muradore " Valerio".
Nelle indagini su Porzus, avviate già nella seconda metà del 1945, fu coinvolto anche Gelindo Citossi "Romano il mancino" che il 7 febbraio (quasi in concomitanza con i fatti di Porzus) guidò l'assalto alle carceri di Udine liberando decine di prigionieri alcuni dei quali condannati a morte.
Una azione epica portata avanti dai gappisti friulani che coinvolse 22 gappisti impegnati direttamente nell'azione, ma anche un grande numero di gappisti che diedero il loro sostegno logistico e curarono il controllo dell'area in cui avvenne questa operazione. Una azione curata fin nei dettagli, con nessuna vittima fra i gappisti, dal forte valore propagandistico e volta a risollevare in un contesto difficilissimo, anche il morale delle forze partigiane. Romano il Mancino rimarrà in carcere 6 mesi prima di essere scagionato dalla vicenda di Porzus.
Romano il Mancino sarà arrestato nel giugno 1946 e chiuso in prigione per 6 mesi prima di essere scagionato. Emigrerà successivamente in Jugoslavia dove vivrà a Pisino (Croazia) fino al giorno della sua more avvenuta il 7 aprile 1977.
La pressione e la repressione a tutto campo contro i gappisti si fa molto dura e molti di loro subiscono processi e sono messi da parte anche a livello politico. Non ricevettero nessun riconoscimento e furono trattati malissimo dalla Repubblica nata dalla Resistenza.
Di Giovanni Battista Carron, insegnante e deputato DC nel 1948, non posso dire molto. Sulla sua figura c'è in generale apprezzamento, ma credo che anche le persone più integerrime, quando si trovano a lavorare in operazioni segrete possano mostrare un aspetto diverso della loro personalità. Sappiamo che nell'ottobre del 1944, sul ponte di Pinzano, ha il primo incontro con esponenti di rilievo della polizia nazista in Friuli a cui ne sarebbero seguiti altri. Incontri segreti, nascosti alle forze garibaldine che dovevano restare segreti.
Poi ci sono altri contatti con la X MAS che si svolgono a Vittorio Veneto e a Milano. Quando i contatti si fanno più intensi, viene nominato Delegato Politico del Gruppo Divisioni Osoppo che si era creato il 18 gennaio 1945 . Ricordiamoci che le Divisioni Osoppo in quel momento esistevano solo sulla carta perché la gran parte degli osovani erano rientrati a casa e alla sinistra del Tagliamento, sulle montagne, erano presenti poco più di 80 partigiani osovani.
Anche Candido Grassi "Verri" ha dei contatti con i fascisti e il 31 gennaio 1945 incontra a Vittorio Veneto il braccio destro di Borghese.
Giovanni Battista Carron nel corso del processo di Porzus dichiarerà in seguito di aver informato i garibaldini dei suoi contati, ma nel corso delle udienze successive sarà smentito da un partigiano osovano esponente del Partito d'Azione Nino Del Bianco "Celestino".
A peggiorare ulteriormente la situazione è il rifiuto da parte dell'Osoppo di numerose indicazioni del CLN.cedo. Ma poi Carron lo aiuterà a trovare lavoro a Roma.

E.P.: ma dietro i fatti di Porzus non c'è una regia o una sorta di avvallo del PCI? Veramente il PCI era all'oscuro di tutto?
A.K.:
lo scopo del processo di Porzus era finalizzato alla messa fuori legge del PCI accusando i partigiani di sinistra di tradimento per aver voluto cedere una parte del territorio italiano alla Jugoslavia comunista.
Molti membri del CLN testimoniarono a favore delle forze garibaldine riconoscendo loro un ruolo importante nella Lotta di Liberazione al Guerra di garibaldini e anche questo evitò loro la condanna per tradimento. Ma se i garibaldini furono assolti da questa accusa è anche perché nel 1951 e nel 1952 le forze politiche moderate capirono che la condanna per tradimento sarebbe stata estesa al PCI con la seria possibilità che fosse messo fuori legge. Ma come si poteva pensare di fare questa cosa visto il contributo dei comunisti alla Resistenza, alla fondazione della Repubblica, alla redazione della Costituzione, ...
La condanna del PCI avrebbe aperto le porte alla restaurazione del vecchio regime, magari un po temperatyo, a cui aspiravano forze reazionarie quali l'MSI (Movimento Sociale Italiano) e il PMI (Partito Monarchico Italiano).
Il centro politico capì che non si poteva arrivare fino in fondo con questa accusa; si poteva mettere in difficoltà il PCI, ma non andare oltre.
Questo fu reso possibile grazie alla trasformazione della vicenda di Porzus in un fatto a carattere locale di limitato rilievo..
Anche il processo d'appello svoltosi a Firenze, imperniato quasi esclusivamente sul passaggio dei garibaldini sotto il comando operativo del IX Korpus, fece cadere l'accusa di tradimento sostanzialmente affermando che "c'era la volontà di tradire, ma non riuscirono a farlo". . Anche in questo caso questa accusa cadde con un argomentazione del tipo "avevano voluto tradire, ma non riuscirono a farlo".
Dal 1945 al 1960 con l'emanazione delle amnistie, i garibaldini e i comunisti e le loro famiglie furono sottoposti a pressioni molto forti anche da parte di quelle organizzazioni segrete che poi sarebbero confluite nell'organizzazione Gladio.
Mario Lizzero prese le distanze da chi aveva partecipato a Porzus anche perché il PCI non avrebbe mai voluto che la vicenda di Porzus avesse il tragico epilogo. IL PCI cercava le prove del tradimento osovano e il compito di farlo fu assegnato a Mario Toffanin "Giacca". Io ritengo che in questa tragica vicenda abbiano avuto un ruolo degli agenti infiltrati dagli alleati e degli agenti del SIM e del SIS (servizi di informazione del Regio Esercito e della Regia Marina) che si adoperarono per dare un esito tragico all'operazione dei gappisti.
Ancora oggi, molti storici in merito ai fatti di Topli Uork si affidano solo alla documentazione processuale evitando di usare materiali extra processuale e studi autonomi che evidenzino depistaggi in un processo svolto in piena Guerra Fredda e in un contesto di tensioni internazionali molto forti.

Cividale del Friuli, 12 genanio 2026

la redazione del sito

-