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ANPI
Cividale del Friuli

ospedaletto di Gradischiutta (Faedis)
una esperienza sanitaria fondamentale

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--Sabato 31 ottobre si sono svolte, in un'unica data, le cerimonie pubbliche
--in memoria dei caduti nel corso delle guerre che hanno interessato il '900
--e la Festa dell'Unità Nazionela e delle Forze Armate.
--In piazza Resistenza si è svolta, in presenza del deputatro del Parlamento
--della Repubblica di Slovenia, Andrej ernigoj, una commemorazione dei
--partigiani italiani e sloveni caduti nel nostro territorio durante la Guerra
--di Liberazione dal 1943 al 1945.
--Nelle righe seguenti proponiamo l'intervento del Presidente dell'ANPI,
--sezione di Cividale del Friuli (UD).


Porto i saluti dell'ANPI di Cividale e del Comitato provinciale dell'ANPi di Udine alle rappresentanze istituzionali civili italiane e slovene, ai rappresentanti delle forze dell'ordine e dell'esercito, alle associazioni civili e militari e ai cittadini qui presenti.
Sabato scorso abbiamo ricordato a Caporetto i soldati italiani caduti nella prima guerra mondiale e la tragica ritirata che prende nome da quella località.
Il bilancio di quella guerra, senza considerare le distruzioni materiali, economiche e sociali, e stato calcolato in oltre 9 milioni di morti militari e quasi 8 milioni di caduti civili. Nelle pietraie e nelle vallate delle nostre montagne, ancora oggi a distanza di più di 100 anni, affiorano i resti di soldati
provenienti anche da lontane zone d'Europa che qui persero la loro giovane vita.
A pochi anni da quella tragedia e frutto di quella tragedia, le dittature instauratesi in Europa scatenavano un'altro conflitto mondiale le cui conseguenze devastatrici furono ancora più ampie di quanto la storia ci poteva fino ad allora far prevedere.
Le vittime si stimano in 23 milioni di militari e di ben 53 milioni di civili indicando, una tendenza che pare storicamente inarrestabile che vede la crescita esponenziale delle vittime civili su quelle militari, diretta conseguenza dello sviluppo tecnologico che all'epoca ha trovato l'apice da un lato con l'olocausto e dall'altro con l'utilizzo dei bombardamenti sulle città e della bomba termonucleare sulle città di Hiroshima e Nagasaki.
A conclusione di quel conflitto immane il mondo sembrava indirizzato verso la pace e nonostante i conflitti locali o quello più consistente dal punto di vista delle risorse impiegate cioè quello politico-ideologico della guerra fredda non si e giunti ad un vero e proprio conflitto armato su larga scala. La guerra era ancora presente sulla pelle viva delle persone, ogni famiglia ne portava le cicatrici ... la guerra faceva paura.
La guerra partigiana che si e scatenata dopo l'8 settembre del 1943 in Italia e che ha portato insieme alle forze alleate alla Liberazione del nostro paese dalla dittatura nazifascista ha espresso il ripudio della guerra, sancito nella Costituzione della nostra Repubblica. La caduta del sistema sovietico poi sembrava aprire lo spiraglio all'azzeramento della potenza nucleare delle due superpotenze, arsenale tuttora in grado di estinguere la vita sul pianeta.
Gli anni a noi più vicini hanno visto l'integrazione dei nostri paesi nell'Unione Europea in una prospettiva di pace di superamento dei confini ma che ora vive momenti difficili anche per il fatto che molti governanti accettano la guerra come un opzione possibile, vedono nel loro vicino un potenziale nemico, destinando ingentissime risorse dei bilanci nazionali, già pesantemente provati dalle periodiche crisi di sistema, agli armamenti.
Le guerre in corso nel nostro pianeta ammontano a 65 conflitti armati con una stima di 100 milioni di persone sfollate e un numero imprecisato di morti.
Nella guerra genocida del governo israeliano si dichiarano circa 1000 caduti militari israeliani mentre sul lato palestinese si denunciano oltre 75.000 morti.
Dalla traumatica esperienza della seconda guerra mondiale derivano i trattati sottoscritti nel secondo dopoguerra e il Diritto internazionale in vigore. Le vittime civili sono considerate soggetti da proteggere assolutamente e non possono essere obiettivo diretto delle ostilità, inoltre, sono soggetti che hanno diritto all'assistenza umanitaria che deve essere garantita dalle parti in conflitto. Il non rispetto di queste leggi, configurandosi come crimine di guerra, determina il deferimento alla Corte Penale internazionale.
La situazione presente dei conflitti, l'abbandono della diplomazia e il tentativo di distruggere il pur debole ruolo rappresentato dalla potenziale forza delle Nazioni Unite sono per noi inquietanti. Rischia di prevalere con ciò la legge del più forte, la legge della giungla contro la quale si oppongono secoli di cultura politica e filosofica occidentale.
Gli armamenti odierni, anche quelli definiti come convenzionali, sono estremamente più distruttivi di qualsiasi precedente storico, si affidano su tecnologie che spersonalizzano sempre di più il ruolo dell'essere umano e che spesso sono amministrate da società private che rispondono esclusivamente alla logica del profitto e quindi ancora alla logica del più forte.
La crisi della manifattura spinge le industrie, se non adeguatamente sostenute, a orientarsi verso un economia di guerra, come già sta avvenendo, e non verso la soluzione ai gravi problemi climatici e sociali che incombono sul nostro continente e sul Mondo intero.
L'età e la mia appartenenza all'alpi mi ha dato modo di conoscere i protagonisti, non solo Cividale si, della guerra partigiana combattuta per lunghi mesi insieme ai compagni partigiani sloveni: mai dalle loro bocche ho sentito l'elogio della guerra, mai ho sentito esaltarsi per la morte di un'altro essere umano, mentre ho sempre visto nel loro operato la volontà di promuovere e consolidare la pace, il lavoro, lo sviluppo sociale e l'uguaglianza.
Percorso di vita nella società civile il loro che sembra precursore dell'appello di papa Leone XIV che parla della necessita di una pace "disarmata e disarmante".
E' in onore dei caduti che oggi ricordiamo che voglio riportare le parole pronunciate nel suo discorso d'insediamento dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini che a Cividale abbiamo avuto l'onore essere presente nel 1975 all'inaugurazione di questo monumento:
"L'Italia, a mio avviso, deve essere nel mondo portatrice di pace: si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di morte, si colmino i granai, sorgente di vita per milioni di creature umane che lottano contro la fame. Il nostro popolo generoso si e sempre sentito fratello a tutti i popoli della terra. Questa la strada, la strada della pace che noi dobbiamo seguire."
Parole che non vogliamo dimenticare che vorremmo riaffiorassero nelle menti dei potenti del Mondo e che sono in sintonia con la poesia di France Prešeren inserita nell'inno sloveno che sogna un mondo in cui i confini di stato non separino i popoli creando inimicizie ma servano a unire "vicini di casa" che vivono in armonia e rispetto reciproco.

Cividale del Friuli, 31 ottobre 2026

Luciano Marcolini Provenza

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