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Quando ricordiamo
la nascita della Resistenza armata nelle nostre zone e doveroso
fare delle premesse, puntualizzazioni che riguardano alcuni aspetti
peculiari:
- La localizzazione geografica oltre che per le condizioni fisiche
del territorio e caratterizzata dalla presenza di popolazioni
con lingue e culture diverse presenti da secoli e dialoganti
che pero a partire dalla meta dell'800, a causa del crescente
movimento nazionalista diventano conflittuali. Tra pochi giorni
saranno 160 anni dal Plebiscito che decretava l'annessione al
Regno d'Italia della Benecija e che nei fatti separava la locale
popolazione dal territorio etnicamente sloveno.
- La nascita del nazionalismo determino pero anche l'faffermarsi
dell'idea internazionalista promossa principalmente dai movimenti
socialcomunisti.
Nel contempo la nascita del Fascismo decreto la nascita del movimento
antifascista che coinvolse oltre le idee socialiste anche parte
del mondo cattolico.
In
particolare pero i comunisti esprimono con maggior forza la loro
vocazione internazionalista e antifascista, e sono in grado di
rappresentare le istanze delle minoranze nazionali oppresse.
E' del 1934 una dichiarazione congiunta dei partiti comunisti,
italiano, jugoslavo e austriaco nella quale si sancisce, senza
riserve, il diritto alla autodecisione del popolo sloveno.
L'aggressione nazifascista al Regno di Jugoslavia contribuisce
fortemente a rinvigorire le aspirazioni nazionali nei territori
occupati militarmente dalle forze dell'Asse.
Si realizzano così le condizioni, nel 1941, per lo sviluppo
della Resistenza armata nei territori jugoslavi e la costituzione
nel giugno a Lubiana della Osvobodilna Fronta, organizzazione
per capirci, simile a quelli che saranno nel 1943 i CLN in Italia
e che rivendica anche la Benecija come territorio sloveno.
La penetrazione nella zona della Benecija del movimento resistenziale
sloveno e pero ostacolata da alcuni fattori, in primo luogo il
forte legame della popolazione con la religione che una meritoria
rete di preti sostiene nelle sue istanze nazionali anche contro
le direttive della Chiesa romana legata al Fascismo dal Concordato
tra Stato e Chiesa e, inoltre, dai lunghi anni di propaganda
filo italiana e anticomunista che sottrae ulteriore consenso
all'azione dell'fO.F.
Bisognerà aspettare il crollo politico e militare dell'Italia
prima che sorgano, in maniera organica, formazioni armate slovene
direttamente dal territorio della Benecija. D'altra parte e quello
che accade anche alla Resistenza nel resto d'Italia: Lo sviluppo
della lotta armata avviene dopo la capitolazione dell'8 settembre
1943. Bisogna dire che pero in zona esistevano già dal
1941 infiltrazioni partigiane dell'O.F. e formazioni composte
da sloveni della Benecija e italiani, presenti questi ultimi,
dalla primavera del 1943.
Vi e quindi una complessità e una particolarità
in questo territorio che non riguarda solo la nascita, per primi,
nel territorio nazionale della Resistenza armata. Complessità
accentuata dal fatto che, oltre alle canoniche definizioni della
Lotta di Liberazione e cioè guerra civile, guerra di classe
e guerra patriottica queste assumono una ulteriore valenza se
declinate secondo il sentimento nazionale di appartenenza.
E' pero sbagliato, secondo me, considerare i due movimenti resistenziali
come contrapposti tot count mentre vanno invece considerati come
collaboranti, almeno in questa fase storica, anche se risultano
fortemente distinti.
Ma veniamo ora ai fatti del settembre-ottobre 1943. Il crollo
del regime fascista, prima, la firma dell'armistizio e la fuga
del Governo poi, lasciano il Paese e l'esercito allo sbando determinando
l'implosione delle Istituzioni e lasciando gran parte del territorio
nazionale in balia dell'occupante tedesco.
Nel caso dei nostri territori l'occupazione nazifascista si manifesta
anche con la perdita della sovranità nazionale nella regione
friulana, nella Venezia Giulia, in Istria e nella Provincia di
Lubiana che vengono di fatto annesse alla Germania.
L'occupazione non sarà però indolore per i nazifascisti:
si resiste al confine di Tarvisio, nei punti di contatto con
il Reich germanico e soprattutto a Gorizia dove si realizza una
vera e propria battaglia durata giorni tra le truppe tedesche
a cui si contrappongono militari e partigiani italiani insieme
a partigiani sloveni. Nella zona di Caporetto, si concretizza
un'ampia zona libera, una Repubblica partigiana, che durerà
fino ai primi di novembre del 1943, bloccando importanti vie
di comunicazione e che rappresenterà una vera e propria
spina nel fianco per i nazifascisti.
Uno dei punti in quest'area più bersagliati dai tedeschi,
considerando che un forte contingente tedesco aveva già
occupato Cividale, e la località di Ponte San Quirino.
Le agguerrite Cete della Benecija, anche se precariamente armate,
controllano l'imbocco delle Valli del Natisone dove furono distrutti
i ponti sull'Alberone e sul Natisone. Quando, dopo infruttuosi
tentativi, le formazioni germaniche riusciranno a penetrare nelle
Valli avverranno gli scontri che oggi ricordiamo e che vedranno
la morte di Mario Jurman di Costne e lo stesso giorno, il 6 ottobre
1943, gli scontri sulla direttrice Spignon, Pegliano, S. Giovanni
d'Antro dove invece cade il cividalese Anselmo Calderini.
Calderini e il primo Partigiano cividalese caduto ed e formalmente
il primo Partigiano appartenente a una Brigata Garibaldi a cadere.
Nelle battaglie in varie località e a Gorizia in particolare
erano già morti numerosi Partigiani sloveni e italiani
della Brigata Proletaria e in altre località della Benecija
almeno tre componenti del "Distaccamento Garibaldi"
formatosi qui nel marzo del 1943 e sotto la dipendenza del Comando
sloveno.
Calderini comanda un plotone di Partigiani in perlustrazione
che intercetta, sopra Pegliano, delle formazioni tedesche. Lo
scontro e inevitabile e violento, Anselmo Calderini "Ivan",
cade colpito a morte mentre aziona una mitragliatrice. Viene
provvisoriamente sepolto dai compagni nei pressi dei ruderi dell'antica
chiesa di San Nicolò a Pegliano.
Anche in questa occasione i tedeschi dovranno ritirarsi incalzati
dai Partigiani.
Successivamente e solo con l'apporto di consistenti rinforzi
riusciranno, nel novembre del 1943, a porre fine alla Repubblica
di Caporetto, prima zona libera all'interno dell'allora confine
del Regno d'Italia.
Il percorso per arrivare alla Liberazione nel maggio del 1945
sarà ancora lungo e costellato d'indicibili sofferenze
per le popolazioni, per i Partigiani e le loro famiglie, per
i numerosi deportati nei campi di prigionia siano essi civili
o militari, per le esecuzioni sommarie.
Una terra ancora sofferente per le distruzioni del primo conflitto
mondiale, per la miseria endemica, dovrà ancora sopportare
a lungo la dittatura fascista e nazista, le distruzioni di paesi
e beni materiali e poi i drammi, legati alla ridefinizione dei
confini, di un Paese aggressore e sconfitto. Gli anni del dopoguerra
saranno qui caratterizzati dal capillare controllo di organizzazioni
clandestine, dichiaratamente antidemocratiche e fuori dall'ambito
costituzionale, dall'emigrazione e dallo spopolamento delle contrade
abitate da più di un millennio.
Molti Partigiani che tanto hanno contribuito alla Democrazia
nel nostro Paese, nel dopoguerra, subiranno lunghi e ingiusti
processi mentre noti criminali fascisti, rimarranno liberi cittadini
senza pagare mai per i loro misfatti.
Inoltre, il prezzo da pagare da queste terre diventate di frontiera
per avere uno Stato confinante che si richiamava all'ideologia
socialista, fu la pesantissima militarizzazione del territorio,
il costante controllo di polizia, quindi la marginalizzazione
economica e sociale e la continuità nel penalizzare, nella
loro lingua e cultura, le popolazioni slovene che hanno trovato
solo da pochi anni riconoscimento e tutela. E' di solo pochi
anni fa lo smantellamento delle strutture militari, un processo
che sembrava irreversibile e che ora rischia di invertirsi.
Si affacciano sulla scena politica, quelle forze che mal hanno
digerito il percorso, pur non privo d'ostacoli, della Democrazia
e della Pace, purtroppo questo avviene anche attraverso la volontà
popolare espressa con il voto di delega sia nel nostro Paese
sia in altri Paesi dell'U.E.
La Democrazia funziona se c'e partecipazione e controllo da parte
dei cittadini e degli Organi indipendenti. Sembrerebbe che la
lezione e la strada che ci hanno indicato con il loro sacrificio,
i Partigiani e gli antifascisti sia smarrita abbia perso di significato.
All'orizzonte infatti si delinea la possibilità della
guerra, di nuove tragedie per l'umanità, si rafforzano
le diseguaglianze e l'unica regola che prevale e quella del più
forte e del più ricco: tutte logiche che i nostri Partigiani
rifiutavano! Si ripropongono i confini, i controlli ai confini,
che anche nella loro versione attuale edulcorata, segnalano a
tutti noi che c'e un Limes, che qui siamo noi e la ci sono loro!
I soliti barbari che pretendiamo di sconfiggere da almeno 2000
anni e che invece abbiamo tutti nel nostro DNA frutto delle guerre
si, ma anche degli scambi, dei rapporti sentimentali, delle reciproche
migrazioni.
Il nostro dovere come antifascisti, come aderenti all'ANPI, e
quello di onorare la memoria della Resistenza operando affinché
le forze reazionarie siano sconfitte nuovamente prima di portare
l'umanità all'olocausto. Dobbiamo renderci conto che la
Costituzione finche e in vigore ci tutela ma anche che questa
non e inossidabile. Stanno togliendo, in questo aiutati in maniera
trasversale, mattone dopo mattone le fondamenta dell'edificio
costituzionale che rischia perciò d'implodere rovinosamente
e improvvisamente dopo gli squassi ricevuti dalla fine della
Prima Repubblica. Per chi si dichiara antifascista non e più
il tempo dei giochetti ma di dire chiaramente da che parte si
sta e dove si vuole andare, e tempo di ricostruire rapporti con
le organizzazioni antifasciste internazionali.
In conclusione e per stemperare un po' il discorso domani alle
ore 10, i compagni dell'ANPI della Benecija inaugureranno ad
Azzida, il "Parco 6 ottobre 1943" dedicato agli avvenimenti
che segnarono le Valli del Natisone in quella giornata. Inoltre
vi voglio annunciare un'altra iniziativa, che si svolgerà
in data da definirsi, e cioè un'escursione a contenuto
storico-naturalistico,
che partendo da qui, da Flormi, descrive un'anello della lunghezza
di circa 7 km per un dislivello di circa 500 metri. Questo itinerario
raggiunge i ruderi dell'antica chiesa di San Nicolò, quindi
la cima del Monte Craguenza. Il rientro a Flormi avviene scendendo
lungo il sentiero nel bosco a nord-est della cima del Craguenza
incrociando le grotte che fungevano da rifugio per i Partigiani
e la popolazione locale. Il sentiero in stato di abbandono e
stato ripulito e lo vorremmo dedicare ai Partigiani. L'escursione
contiamo di farla in collaborazione con l'ANPI della Benecija.
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Flormi - Pulfero
- 10 ottobre 2026 |
Luciano
Marcolini Provenza |