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--Qui di seguito riportiamo la trascrizione dell'incontro
con Sandi
--Volk, così come registrato nel
corso della presentazione, a
--Cividale, del suo ultimo lavoro editoriale
dedicato alla vicenda
--delle foibe.
--Il libro "Solo perché
italiani? Un ricodo truccato" è incentrato
--sui riconoscimenti attribuiti ai familiari
delle persone la cui morte
--è attribuita ai partigiani jugoslavi
e i cui corpi sono stati gettati
--nelle-foibe. |
Il Giorno del Ricordo riprende
una cerimonia avvenuta il 30 gennaio 1944 nel territorio della
Repubblica Sociale Italiana (RSI) quando, in tutte le città
sotto il controllo dei repubblichini, si tennero solenni commemorazioni
delle vittime del comunismo partigiano ovvero dello slavo-bolscevismo.
All'epoca fu anche fornito il numero dei caduti in Istria e Dalmazia
(471) e non ci furono resistenze nel riconoscerli come fascisti.
In quella giornata, la Resistenza italiana mise in atto delle
iniziative di propaganda volte a stigmatizzare questa iniziativa
e un volantino del PCI riportava, fra l'altro, la seguente affermazione:
"è giusto che si sappia che la giustizia dei Tribunali
Popolari della Jugoslavia ha colpito, in terra jugoslava, i criminali
e i boia assassini dei popoli iugoslavi senza distinzione di
nazionalità. Questi banditi hanno avuto ciò che
loro spettava in base ai crimini che hanno commesso", aggiungendo
che, in Italia, una sorte analoga sarebbe stata riservata agli
autori di crimini analoghi.
Se si leggono le cronache delle celebrazioni che si sono tenute
quel il 30 gennaio, si trovano parole e frasi quasi identiche
a quelle che sono usate attualmente nelle celebrazioni del Giorno
del Ricordo. Per il momento manca solo l'invito alla "vendetta",
usata allora nei confronti dei crimini commessi dagli slavo-bolscevichi.
(...)
Le fonti su cui ho costruito il mio lavoro sono principalmente:
- l'elenco dei caduti della RSI;
- l'Albo d'Oro di Luigi Papo (comandante di una formazione collaborazionista
in Istria e, dopo la
--guerra, uno dei grandi divulgatori delle
vicende delle foibe) in cui sono raccolti i dati sui caduti
--militari e civili durante e dopo la II
Guerra Mondiale;
- L'albo dei caduti durante la II Guerra Mondiale pubblicato
in quattro volumi a cura dell'Istituto
--Friulano di Storia del-Movimento
di Liberazione;
- alcuni documenti che provengono dal fondo della commissione
jugoslava per l'accertamento
--dei crimini di guerra compiuti dagli
occupanti durante la II Guerra Mondiale e un bollettino,
--pubblicato dalla stessa commissione,
che riporta i nominativi delle persone incriminate per
--questi crimini;
- una altra fonte è rappresentata da alcuni documenti
del Partito Fascista Repubblicano della
--Federazione di Gorizia che ho trovato
in archivio a Lubiana. Fra questi, sono presenti i moduli da
--spedire, per motivi previdenziali, alla
sede centrale del Partito che riportano mensilmente i
--nominativi dei fascisti uccisi o feriti.
Fra queste carte ci sono anche gli elenchi dei
--cosiddetti-infoibati
nella zona di Gorizia i cui confini orientali, allora, si estendevano
ben oltre
--l'attuale linea di demarcazione fra Italia
e Slovenia. Mi sono avvalso anche del lavoro di alcuni
--ricecatori che hanno stilato gli elenchi
dei morti in territorio sloveno (residenti in loco o
--provenienti da altre parti) per cause
di guerra e appartenenti a tutti gli schieramenti.
(...)
Il riconoscimento, a titolo onorifico
e senza assegni, consiste in una insegna metallica con relativo
diploma e può essere richiesta dal coniuge superstite,
dai figli, dai nipoti o, in mancanza di essi, dai congiunti fino
al VI grado di parentela. Di recente sono stati attribuiti ulteriori
16 riconoscimenti di cui 15 a parenti che non hanno mai usufruito
di questa onorificenza e, in un caso, a chi ha già ricevuto
un riconoscimento qualche anno fa. La stessa legge, in merito
al riconoscimento, presenta delle ambiguità e delle omissioni:
non c'è alcun riferimento al Fascismo e ai fascisti e
non c'è l'indicazione dei responsabili della scomparsa
degli infoibati e dell'esodo delle popolazioni dall'Istria e
Dalmazia. I termini per ottenere questa onoreficenza, nel 2024,
sono stati prorogati di altri 10 anni con una modifica alla legge
approvata quasi all'unanimità. Una proroga dettata probabilmente
dalla constatazione che il numero dei riconoscimenti attribuiti
ai parenti dei cosidetti infoibati è piuttosto basso.
Il testo di legge modificato consente di presentare la domanda
di riconoscimento, nel caso non lo facessero i parenti, ai Comuni
di nascita delle persone scomparse e, se i comuni di nascita
si trovano oggi in territorio della Slovenia e della Croazia,
anche alle organizzazioni degli esuli o alla Lega Nazionale di
Trieste.
Interessante anche la definizione di infoibati che il testo della
Legge attribuisce tutti coloro che sono stati uccisi e gettati
nell'immediatezza in una foiba, ma anche a coloro che sono morti
per annegamento, massacro, fucilazione, attentato o per conseguenza
di torture o deportazione o prigionia.
Siccome l'attentato è un tipo di azione tipica della guerra
partigiana, tutte le vittime di attività partigiane possono
essere incluse in questo elenco di infoibati. Il periodo di morte
per poter accedere al riconoscimento deve essere compreso fra
l' 8 settembre 1943 e il 31 dicembre del 1950 per poter includere
anche i morti in seguito di detenzione e tortura.
Il riconoscimento è riservato ai caduti in Istria, Dalmazia
e nelle tre Province di Trieste, Gorizia e Udine. Ci sono anche
dei motivi di esclusione: non possono ricevere il riconoscimento
le persone morte in combattimento e, come nell'Amnistia di Togliatti
del 1946, i responsabili di delitti efferati contro le persone.
Stabilire la soglia fra delitto efferato o non efferato è
difficile e tale scelta, in sede processuale penale, è
lasciata al Giudice.
Nel caso del conferimento dell'onorificenza, la Commissione stabilisce
l'efferatezza dei delitti per poter assegnare l'ìonoreficenza
(o meno) a persone infoibate che si sono rese responsabili di
atti criminosi..
Non è stata nemmeno rispettata la condizione che esclude
dall'onorificenza i parenti degli infoibati che facevano volontariamente
parte di formazioni non al servizio dell'Italia. Una frase ambigua
perché non specifica quale è l'Italia di riferimento
nel periodo che intercorre fra il settembre del 43 e l'aprile
del 45 (l'Italia di Salò o il Regno del sud?)
Qui da noi c'era la Zona di Operazione del Litorale Adriatico
(OZAK) che, posta sotto il controllo della Germania nazista,
aveva tolto ogni autorità alla RSI che, nel Litorale Adriatico,
non poteva agire autonomamente. Questa parte d'Italia era parte
integrante della Germania e chiunque agisse per conto dell'Italia
di Salò doveva avere il permesso delle autorità
tedesche. Qui la RSI non poteva esercitare il diritto di Leva
mentre lo potevano fare le autorità tedesche per richiamare
uomini con cui rimpinguare le fila della Tod nella costruzione
di difesa militare. I richiamati, se volevano, potevano arruolarsi
in qualsiasi formazione armata al servizio dei tedeschi (Wehrmacht
e Milizia Difesa Territoriale).
Tutti coloro che da noi facevano parte di formazioni armate erano
volontari, a parte i soldati tedeschi che erano di leva. Tutti
al servizio della Germania nazista con tanto di giuramento di
fedeltà a Hitler (è il caso della Guardia Civica
di Trieste).
Anche i partigiani erano volontari e i partigiani di leva, quelli
sloveni), furono pochissimi. Erano volontari anche tutti gli
appartenenti alla Polizia, alla Guardia di Finanza. I Carabinieri
furono disciolti e i loro uomini assegnati ad altre formazioni.
(...)
La commissione che valuta a chi conferire onorificenze è
formata dal Presidente del Consiglio (o un suo delegato), dai
capi degli Uffici Storici dell'Esercito, della Marina, dell'Aeronautica
e dei Carabinieri, da 3 rappresentanti del Comitato per le Onoranze
ai Caduti delle Foibe e da altri alti funzionari ministeriali.
Anche le modalità per ottenere il riconoscimento è
particolare:
- bisogna compilare una domanda su un modello predisposto;
- una autocertificazione con l'attestazione del grado di parentela
con la vittima e informazioni-- --relative al luogo, al periodo e alle circostanze
della morte del congiunto;
- eventuale documentazione storica che provi l'infoibamento,
la deportazione o la morte del parente
- fotocopia del documento di identità.
Una documentazione modesta, priva di qualsiasi documento storico
a sostegno della richiesta.
Nonostante la semplicità burocratica, fino al 2025 sono
state attribuite ai familiari degli infoibati solo 1419 onorificenze.
In molti casi queste onorificenze sono state attribuite a più
parenti del infoibato, fino ad arrivare a un caso che ha visto
l'attribuzione di 19 onorificenze ai vari discendenti di una
vittima.
La media dei riconoscimenti, per ciascun deceduto, è di
1,71
Se, invece di contare le attribuzioni di onorificenze, si fa
riferimento ai nomi degli infoibati riscontriamo che essi sono
solo 823. Il numero dei riconoscimenti è un altra cosa
perché questo e l'unico riconoscimento che si può
attribuire un numero indeterminato di volte.
Siamo di fronte a un numero che è decisamente inferiore
a quelli degli infoibati che ci sono stati forniti negli ultimi
anni.
Le cifre sono incerte e vanno da
5 mila, fino ad arrivare progressivamente a 10 mila, 20 mila,
50 mila e al milione di vittime indicate dal Senatore Maurizio
Gasparri. Di fronte a questi numeri in libertà la cifra
di 823 vittime delle foibe è decisamente trascurabile.
(...)
Su questi numeri è difficile fare ricerca perché
si corre il rischio di esser accusati di "riduzionismo"
o "negazionismo". Gli storici "graditi" sembrano
assecondare i numeri proposti dalla propaganda nazionalista dal
1945 in poi.
Altri storici come Pupo e Spazzali parlano di 3-5 mila vittime,
la Camera dei Deputati propone una cifra di poco superiore alle
10 mila, l'Istituto Piemontese per la Storia della Resistenza
di Torino parla di circa 10 mila morti fra la popolazione italiana.
Nel mio libro ho analizzato i nomi e in base alle fonti che ho
utilizzato sono riuscito ad ottenere alcune notizie interessanti
sulle vittime delle foibe.
Il che 45% degli 823 nominativi ai familiari dei quali è
stata attribuita una onorefiucenza sono persone originarie di
luoghi al di fuori di dei nostri territori, mentre i nati in
queste zone sono il 44%
Di 123 persone (circa 11% del totale) non ho trovato alcun dato.
Il 24% è morto subito dopo l' 8 settembre in un periodo
confuso con sommovimenti e rese dei conti e alcuni sono morti
dopo il 1 maggio 1945. Si dice che queste persone fossero civili
innocenti. Le persone che non appartenevano ad alcuna formazione
armata sono 181 civili (22%) eliminati. Gli antifascisti, nel
senso più esteso del termine, sono 3 (0,37%), uno appartenente
al Corpo Volontari della Libertà di Trieste, un altro
definito come componente del Comitato di Liberazione Nazionale
di Trieste fucilato a Lubiana e un terzo, Giuseppe Simsig, definito
autonomista fiumano.
Le donne riconosciute come vittime delle foibe sono 46 (5,59%)di
cui 12 sono morte a Vergarolla in seguito all'esplosione di mine
antisommergibile e altri ordigni esplosivi ammucchiati in uno
spazio vicino al mare. Un attentato che, nell'agosto 46, produsse
numerose decine di vittime in un'area in cui si svolgeva una
attività sportiva seguita da molto pubblico. Una esplosione
che forse è riconducibile all'azione dei Servizi Segreti
italiani o di neofascisti italiani e che può essere definita
il primo atto della strategia della tensioneche avrebbe insanguinato
l'italia nei decenni successivi .
Per 7 caduti non ci sono notizie sui responsabili della loro
morte, 4 sono morti in carcere jugoslavi, una fucilata assieme
al coniuge giornalista, una infoibata (Norma Cossetto), 21 sono
morti per responsabilità del movimento partigiano. I bambini
infoibati sono sono 6 di cui 4 i.morti a Vergarolla e 1 quindicenne
appartenente a una formazione collaborazionista che fu ucciso
nel marzo del 46 per cause collegate agli strascichi della guerra
(definizione un po' misteriosa) probabilmente per una vendetta
riconducibile a un atto che potrebbe aver compiuto durante il
suo servizio. Fra le vittime anche una bambina di 7 anni uccisa
a casa sua nel novembre del 44 durante una azione partigiana
volta a uccidere il padre, un miliziano fascista.
Ci sono poi ci sono quelli che facevano parte di formazioni al
servizio dell'Italia (65%), quelli che facevano parte della Wehrmacht,
delle Camicie Nere, della MDT, dell'aviazione-marina-esercito
della RSI, delle Brigate Nere del Reggimento Alpini Tagliamento,
della X MAS, del LXXIII Reggimento di Fanteria, della Guardia
di Finanza, della Guardia Civica, ... per un totale di 534 persone
a cui il riconoscimento è stato attribuito anche in violazione
dei criteri stabiliti dalla Legge n. 92 del 2004.
Fra gli italiani soppressi e infoibati in Istria ai cui familiari
è stato dato un riconoscimento, 5 sono stati inseriti
nelle liste dei criminali di guerra richiesti dagli jugoslavi
e molti sono morti in combattimento. Un nome che è stato
al centro di molte controversie è quello di Paride Mori
di Parma che è stato un fascista caduto in combattimento
contro i partigiani il 18 febbraio 44.
11 sono persone sono state uccise dopo una sentenza di condanna,
poi ci sono 31 militari morti fuori dai territori compresi dalla
legge sopra citata: 23 fra Croazia, Montenegro, Serbia, Bosnia
Erzegovina, 6 in Italia e 2 in Germania e Austria.. Giovanni
Ferentini, camicia nera, è caduto in Croazia il 29 ottobre
in una località ad est dei laghi di Plivice quindi ben
lontano dall'Istria e dalla Dalmazia.
Nel testo della legge non c'è nessun richiamo ai responsabili
delle morti anche se non mancano i sottintesi. Molto spesso nelle
motivazioni si possono trovare espressioni come "probabilmente".,
"verosimilmente", "presumibilmente", "si
può ritenere che", ...
Li troviamo ad esempio in 5 casi di militi della Guardia di Finanza.
Di uno, operante in Montenegro e disperso dopo l' 8 settembre,
si asserisce che è stato "verosimilmente" catturato
dai partigiani durante il ripiegamento del reparto verso la Venezia
Giulia. Per un soldato della Guardia di Finanza di stanza a Lubiana
che, dopo l'armistizio, ripiegò con il suo reparto non
riuscendo a rientrare in Italia, si dice che fu "probabilmente"
infoibato. Del soldato Ennio Andreotti si sa che dopo 11 settembre
fu catturato dai tedeschi e che disperso successivamente si dice
che "presumibilmente" fu catturato dai partigiani titini
e soppresso. Di Luciano Bindola, di stanza in Albania, si dice
che fu catturato da partigiani mentre tentava di rientrare in
Italia dall'Albania, attraverso la Venezia Giulia. Un percorso
tuttaltro che agevole per tornare dall'Albania in Italia, quando
via nave si potevano impiegare, in condizioni difficili, circa
30 ore.
Ci sono persone incluse nell'elenco che non sono vittime dei
partigiani jugoslavi. E' il caso di Fortunato Matiassi di che
fu fucilato il 4 ottobre 43 dalle truppe tedesche per rappresaglia
a seguito della precedente occupazione di Pisino ad opera dei
partigiani.
Ci sono due caduti partigiani: Antonio Paoluzzi morto il 28 novembre
44 e Antonio Ruffini qualificati come infoibati.
Interessante è la storia di Antonio Ruffino, originario
di Termoli e ufficiale del Regio Esercito. Dopo 8 settembre 43
sbanda come molti altri soldati e viene a contatto con Cartlo
Nobile di Capodistria che lo nasconde in casa assieme a due altri
ufficiali. Viene prelevato dai partigiani il 3 marzo 44 per essere
accompagnato verso le formazioni partigiane in Friuli. Nobile,
rispondendo alla richiesta di notizie da parte della madre di
Antonio Ruffino, dichiarò che probabilmente fu catturato,
assieme ad un altro ufficiale che era con lui, lungo la strada
da pattuglie tedesche. In seguito a ricerche più approfondite
di un giornalista di Termoli, si scoprì che fu ucciso,
assieme ad altri 19 partigiani, dai tedeschi a Grgaske Ravne.
In questo paese vicino a Nova Gorica (Slovenia), aveva fatto
sosta per riposare assieme ai suoi compagni quando furono sorpresi
dai tedeschi.
Vera Biteznik, la figlia, allora tredicenne, del titolare dell'osteria,
lo riconobbe nel 2010, tramite una foto, come il soldato impiccato
sulla terrazza dell'osteria per aver provato a reagire all'azione
delle truppe naziste.
Una vicenda che spiega come sia facile attribuire la patente
di infoibato a tutti gli scomparsi. Antonio Ruffini ha avuto
una Medaglia d'Oro dalla Regione Molise come caduto partigiano
eppure il suo nome è incluso nell'elenco degli infoibati.
Ci sono altri ex militari del Regio Esercito che non hanno fatto
ritorno a casa e la cui scomparsa è stata attribuita agli
slavocomunisti.
Una altro dato che emerge è la considerazione che gli
italiani hanno degli slavi. in Estrema sintesi gli slavi sono
degli assassini naturali e spontanei di italiani, dimenticando
che almeno due divisione di italiani hanno combattuto con i partigiani
slavo- comunisti. Si dimentica che ci sono italiani che disertano
dal Regio Esercito per aggregarsi alle formazioni partigiane
jugoslave anche prima dell'armistizio.
Nota: il testo sopra proposto, come abbiamo
detto, è la trascrizione della registrazione dell'intervento
di Sandi Volk. La non buona qualità dell'audio dovuta
al rumore di fondo ha reso difficoltosa la comprensione di alcune
parole e può aver determinato l'introduzione nel testo
di alcuni errori e omissioni. Nei prossimi giorni, anche basandoci
sulla lettura del libro di Sandi Volk, faremo una nuova verifica
di quanto scritto e apporteremo le eventuali correzioni.
|
Cividale del Friuli, 16 febbraio
2026 |
la
redazione del sito |