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ANPI
Cividale del Friuligiorno della memoria in ricordo di Ljubka orli - -
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Nel corso dell'iniziativa promossa dall'ANPI, dalla SOMSI e dall'Ass. Musicale Sergio Gaggia per commemorare il Giorno della Memoria, si è parlato di Ljubka orti, poetessa slovena di Tolmino che ha vissuto a Gorizia i drammatici atti del fascismo di confine. Qui di seguito l'intervento in suo ricordo di Antonella Bukovaz. Nel 1937, alla morte di suo marito Lojze Bratu, Ljubka aveva 27 anni, due figli, Lojzka e Andrej e un futuro molto incerto in balia della violenza fascista.
Nel 1943 la madre e la sorella Marica furono internate. Un mese dopo, il primo di aprile dello stesso anno, la Banda Collotti irruppe nella sua casa in via Foscolo a Gorizia arrestando lei e Cilka (Cecilia Kovac), la donna che laiutava in casa e con i bambini. I piccoli rimasero per tre giorni soli, con le camicie nere, fino quando al fratello di Lojze, Joko, grazie allintercessione del vescovo, fu permesso di prenderli con sé.
Fu incarcerata a Trieste in via Bellosguardo in uno dei centri di prigionia noti come Villa Triste, nome dato a diversi edifici in Italia, a Milano, per esempio, e a Firenze. Lì fu torturata per mano di Collotti e dei suoi camerati.
Questa la sua testimonianza tratta da Pogovori srca/Dialoghi del cuore, Memoria pubblicata a 90 anni dalla nascita di Ljubka orli, Slavisticno Drutvo, Nova Gorica, 2002: «Il primo aprile Collotti, con la sua banda, irruppe in casa, erano le due di notte, entrarono saltando il recinto. Con i mitra spianati perlustrarono tutta la casa (nota mia: e vennero rinvenute delle armi, appartenenti a Franc Mervic) e poi mi condussero a Trieste. E anche Cilka. Sperai, inutilmente, la lasciassero con i bambini. No, anche lei dovette seguirli. I bambini terrorizzati e in lacrime imploravano che rimanessi a casa con loro. Ma le loro lacrime non intenerirono i cuori di pietra dei fascisti. Tre giorni e tre notti i bambini rimasero con loro, unica persona conosciuta, il dodicenne Marjan Premrl che abitava con noi. Dopo tre giorni, grazie al Vescovo, Joko Bratu poté prenderli con sè. ( ) Fui trattenuta tutto il mese di aprile in Via Bellosguardo a Trieste. Dei miei bambini non sapevo nulla, poiché non potevo avere alcun contatto con i parenti. Solo Marjan riuscì un giorno ad avvicinarsi, mentre, sofferente per le percosse, giacevo in un sottoscala, per dirmi che i bambini stavano bene e che si trovavano dagli zii. Delle torture subite in quel luogo non voglio parlare, né delle cose terribili viste. Troppo lungo sarebbe. Accenno soltanto alla cosiddetta kita- (cassetta), uno degli strumenti di tortura più terribili e alle percosse con la frusta o a quando Collotti mi scaraventava da una parete allaltra per unora intera, con indosso i guanti per non rovinarsi le mani, come egli stesso ebbe ad affermare. Smetteva solamente quando cadevo a terra svenuta.»
Il comissario Gaetano Collotti voleva farle confessare dove fosse Janko Premrl, capo partigiano sloveno noto con lo pseudonimo di Vojko, lorigine delle armi rinvenute a casa sua e a chi erano destinate. Buona parte delle informazioni Ljubka non le sapeva, e quello che era di sua conoscenza non lo confessò.
Dal: dossier n. 37: LA BANDA COLLOTTI Appunti su Resistenza e repressione al confine orientale 1942-1945 di Claudia CERNIGOI (La Redazione de La Nuova Alabarda)
Visto che la donna non parlava, dopo una settimana di torture fisiche Collotti tentò con la tortura psicologica: telefonò a Gorizia per farsi mandare a Trieste i due bambini per torturarli davanti alla madre per farla parlare. Fortunatamente la cosa non gli riuscì. Di conseguenza Collotti si accanì ancora di più contro Ljubka, e la picchiò selvaggiamente, al punto da romperle sette costole. Dopo tre settimane di detenzione e torture in Villa Triste, Ljubka orli fu portata al carcere dei Gesuiti, dove trovò la sorella Marica, che era stata riportata a Trieste dal campo di Alatri. Successivamente le due donne furono internate: Ljubka nel campo di Zdravcina (Poggio Terza Armata) e Marica in quello di Kostanjevica, dove rimasero fino all?8 settembre del 1943, quando i campi furono svuotati.Dalla testimonianza di Ljubka orli: «A Sdraussina si conduceva una vita di prigionieri, ma più umana che in Via Bellosguardo a Trieste. Qui ho ritrovato tante persone conosciute: dal Tolminotto, dalla Valle del Vipacco e con loro mi sentivo come a casa. Non tremavo ogni istante come davanti alla cassetta di Collotti o davanti alla frusta. Qui potevo incontrare i miei bambini che venivano a trovarmi con la zia eljka che accudiva loro in quel periodo come una seconda mamma. E qui potei anche leggere e scrivere. ( ) »
Sulla lapide commemorativa del campo è incisa la sua risposta ai suoi aguzzini:
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Skoz trpljenje nas lahtni usoda.
Ena vera je, en klic: SVOBODA!Il destino ci nobilita attraverso il dolore.
Una la fede, uno il grido: LIBERTÀ!
Nel campo Ljubka orli scrisse una trentina di poesie, tra le quali
SOGNO qui nella traduzione di Aleksandra Devetak.
Verso la riva dellIsonzo mi affretto stanca
questa notte
il suo triste canto inonda
la mia anima.
E come nei giorni lontani il mio adorato
viene a me
e come allora mi abbraccia
damore sincero.
Come si sta là dove non ci sono lacrime né dolore
mi racconta
e un mondo nuovo, come favola
mi appare.
Fiduciosa a lui mi appoggio
allora
e del mio dolore gli confido
nel freddo della notte.
Ascolta e a sé mi stringe
ancor più forte
a proteggermi dalla tempesta che
nel mondo infuria.
Ma la notte da me lo porta via
Dovè andato?
Là fra i cipressi, dovè la tomba silenziosa,
là se nè andato.
Lo seguo con gli occhi Tristemente geme
dalle tenebre.
Ma nel mio cuore limpido, bello è rimasto
il suo ricordo.nota: da una poesia di Ljubka orti. Si tratta di un canto che parla dei soldati sopravvissuti alla guerra, dei partigiani che tornano a casa e di chi invece non è più tornato Del migliaio di poesie composte da Ljubka orli durante la sua vita ne è stato pubblicato un terzo. Poco conosciuta in Slovenia (in Jugoslavia non era gradita la sua vena religiosa) e sconosciuta in Italia. Sono solo una trentina invece le poesie tradotte in italiano (da Diomira Fabjan Bajc) nella raccolta Canti spezzati con una bella prefazione di Celso Macor che individua in questa poesia Moja pesem/Il mio canto, il motto del suo mondo poetico.
Moja pesem
Moja pesem ne utira
novih, drznih si poti:
stvarstvo boje v vseh odtenkih
njenim strunam govori.
>Ne potaplja se v globine
in ne sili v visocine.
Skozi sreco in gorje
pesem moja eno ice:
pot v clovekovo svetice,
>ki mu pravimo
Srce.Il mio canto
Il mio canto non percorre
strade nuove e audaci:
il creato nellinsieme
alle sue corde parla.
>Non sprofonda negli abissi
e non spinge sugli eccessi.
Tra felicità e dolore
>il mio canto porta solo
verso il santuario umano
che si chiama
Cuore.Nella sua opera Ljubka orli prende ispirazione dalla viva fonte d'amore ancora per decenni dopo la tragica scomparsa del suo amato compagno di vita: ed è una voce unica la sua nel contesto della poesia slovena, é l'immediatezza, la lievità dei sentimenti, l'armonia del pensiero, il senso del sublime pur nella sofferenza umana che ci intenerisce e commuove e tenta di convincerci che ce la possiamo fare! La sofferenza può essere lenita, ci dice lei ad ogni verso, se si innalza il livello spirituale della propria vita. Questa donna, questa resistente, questa poetessa, nonostante le tragedie e le ingiustizie subite, e lorrore che ha attraversato, non ha mai ceduto al sentimento dellodio e della vendetta E avete sentito prima la qualità pacifica della sua voce La resistenza morale di Ljubka sta nellessersi proiettata in un futuro migliore di quello che ha dovuto subire. Nelle sue poesie non si trovano mai parole pesanti e di condanna, mai.
Il busto di Ljubka orli, realizzato dalla scultrice Milena Braniselj, si trova accanto al busto dedicato al marito Lojze Bratu in Erjavceva ulica a Nova Gorica ed è il primo di una donna in questa strada dove si trovano anche i busti di Ivan Trinko, Simon Gregorcic, Alojz Gradnik, Edvard Rusjan e ai difensori dell'indipendenza slovena.
Pesnica upora, upanja in ljubezni Poetessa della ribellione, della speranza e dell'amore è inciso nella pietra del suo busto, dovremmo aggiungere anche Poetessa della libertà come fu detto il giorno dellinaugurazione.Il progetto Ljubkina pot - Il sentiero di Ljubka, finanziato dalla Capitale della cultura, sarà completato questanno. Unirà alcuni punti chiave legati non solo alla poetessa, ma anche ad altre donne del Goriziano che hanno lasciato unimpronta: da Carolina Luzzato Coen (per la giornalista ebrea, la tappa sarà al cimitero di Valdirose/Rona dolina), a Maria Schmitzhausen, passando per Marica Nadliek Bartol, Mara von Berks, Alma Karlin e Pavlina Pajk. Il percorso inizierà quindi a Tolmino, arrivando in centro città a Gorizia ma anche nei suoi rioni, a Poggio Terza Armata, a Salcano e sul Collio Donne, sempre troppo dimenticate
Fino ad oggi sono 42 i musicisti che hanno musicato più di 300 poesie della poetessa di Tolmino dove tornò '8 settembre con i figli.
Alla scuola elementare le fu offerto un posto di insegnante. A Gorizia tornò nel 1946, inizialmente lavorò come segretaria presso la scuola magistrale slovena, poi, dal 1948 fino al pensionamento nel 1975, insegnò a Gorizia e in molte scuole dei paesi circostanti. E morta il 30 aprile del 1993 a 83 anni. Ha scritto sempre.
Il suo sguardo poetico rivolto alla natura o ai temi patriottici, esprime amore, appartenenza alla patria, rispetto per la lingua madre. Tutta la sua opera pervade un alto e sincero sentimento cristiano.
Cividale del Friuli, 21 dicembre 2025 Angelo Floramo
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